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Leone XIV al Gemelli, la preghiera di una Chiesa che gli resta accanto

Il Papa riprende il lavoro durante la convalescenza

RS Redazione SRN 16 ottobre 2026 alle ore 09:58

Leone XIV al Gemelli, la preghiera di una Chiesa che gli resta accanto

Il Papa riprende il lavoro durante la convalescenza. Tra speranza e prudenza, la comunità cattolica accompagna il suo cammino: la fragilità del Pontefice richiama al valore della cura e della vicinanza.

di Vincenzo Amore
Roma, 16 ottobre 2026

Ci sono momenti nei quali la distanza fra un Pontefice e i suoi fedeli si misura nella semplicità di una preghiera. La malattia rende più vicina una figura che siamo abituati a vedere affacciata su una piazza, davanti alle folle, impegnata a incontrare popoli e governanti. Ora Leone XIV affronta il tempo della convalescenza. E la comunità cattolica è chiamata ad accompagnarlo con quella stessa attenzione che il Vangelo chiede per ogni persona che soffre.

Dal Policlinico Gemelli arrivano segnali incoraggianti. Secondo l’aggiornamento diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, dopo l’intervento del 13 ottobre per un adenocarcinoma polmonare, il decorso procede regolarmente. I controlli hanno dato risultati nella norma e la radiografia ha evidenziato una buona ripresa del polmone operato. Il Papa svolge autonomamente le attività quotidiane, segue la fisioterapia, ha concelebrato la Messa e ha ripreso alcuni impegni di lavoro, incontrando il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Paolo Rudelli.

Sono gesti concreti, da leggere con fiducia e con prudenza. Chiunque abbia accompagnato una persona cara dopo un intervento conosce il valore di questi piccoli passi: alzarsi, ritrovare un’abitudine, riuscire a dedicarsi per qualche tempo a ciò che dà senso alle proprie giornate. Ogni progresso conta. Ogni progresso ha bisogno del suo tempo.

La ripresa del lavoro non deve diventare una richiesta di accelerare il ritorno agli impegni. Anche il Papa ha diritto al riposo, alle cure e alla pazienza della guarigione. L’affetto dei fedeli può esprimersi proprio così: lasciandogli il tempo necessario, senza trasformare l’attesa in una pressione.

Le parole del cardinale Pietro Parolin invitano a questo equilibrio. Il segretario di Stato ha spiegato che ogni valutazione dipenderà dalle condizioni del Pontefice e dalle indicazioni dei medici: qualora fosse necessario, il Papa potrebbe rimodulare il proprio pontificato. Anche l’eventuale Angelus dal Gemelli resta una possibilità legata all’evoluzione della convalescenza.

Quel richiamo alla prudenza merita di essere accolto senza trasformarlo in un presagio. Adattare il ritmo degli impegni alle condizioni di salute è un atto di responsabilità. Il servizio alla Chiesa comprende anche la capacità di accettare un limite e di affidarsi all’aiuto degli altri.

Intanto, la vicinanza cattolica ha già assunto forme riconoscibili. Vatican News ha raccontato il Rosario promosso al Gemelli dal cardinale vicario di Roma, gli inviti alla preghiera giunti dalle Chiese africane e dall’Ucraina, la partecipazione delle comunità agostiniane. A questo abbraccio si sono uniti la comunità dell’Ospedale Bambino Gesù e i cappellani delle carceri italiane.

È una comunione che attraversa condizioni di vita profondamente diverse. La preghiera di chi conosce già un letto d’ospedale porta con sé una particolare consapevolezza. Quella che nasce in un carcere ricorda quanto possa essere preziosa una presenza capace di raggiungere la solitudine. In questi gesti la Chiesa ritrova una parte essenziale della propria vocazione: custodire chi attraversa la prova.

Dare voce alla comunità cattolica significa allora riconoscere questa partecipazione, senza attribuire a tutti le medesime parole o gli stessi sentimenti. C’è spazio per la preoccupazione, per la fiducia, persino per il silenzio di chi fatica a pregare. La speranza cristiana può accogliere anche la paura.

In un passaggio tanto delicato, conta anche la qualità dell’informazione. La riservatezza del paziente merita rispetto; la comunicazione pubblica richiede chiarezza, precisione e misura. È necessario distinguere i miglioramenti accertati dalle prospettive ancora da valutare. Una notizia affidabile aiuta a vivere l’attesa senza alimentare né allarmismi né certezze premature.

La convalescenza di Leone XIV offre infine un’occasione per volgere lo sguardo agli altri malati. Accanto alla stanza del Pontefice, come in ogni ospedale, ci sono persone il cui nome non compare nei bollettini, famiglie che attendono una risposta, operatori sanitari che affrontano turni impegnativi. La preghiera per il Papa può allargarsi fino a comprenderli tutti e diventare un gesto concreto: una visita, una telefonata, un aiuto a chi assiste un familiare.

È in questa vicinanza che l’affetto prende corpo. Al Santo Padre possiamo rivolgere un augurio semplice, senza pretendere di conoscere i tempi del suo recupero: possa ritrovare le forze, sostenuto dalle cure e dalla preghiera.

La Chiesa lo accompagni con pazienza. E nell’attesa del suo ritorno, sappia farsi ancora più vicina a ogni persona che soffre.

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