EDITORIALE Lo psicologo oggi.
di Gilberto Di BenedettoAbbiamo sempre più bisogno dello psicologo: ritrovare l'umanità in una società che corre troppo
Abbiamo sempre più bisogno dello psicologo: ritrovare l'umanità in una società che corre troppo
A cura di Gilberto Di Benedetto, psicologo, psicoterapeuta.
Viviamo in un tempo in cui sembra esserci una risposta per tutto, ma sempre meno persone disposte ad ascoltare davvero una domanda. Corriamo, lavoriamo, produciamo, comunichiamo continuamente. Siamo raggiungibili in ogni momento, eppure spesso ci sentiamo soli proprio quando avremmo più bisogno di qualcuno.
La società è cambiata profondamente. Sono cambiate le relazioni, il modo di lavorare, di amare, di educare i figli e persino di affrontare le difficoltà. Ma una cosa è rimasta immutata: il bisogno umano di essere ascoltati, compresi e riconosciuti.
È in questo scenario che la figura dello psicologo assume un valore particolare. Non soltanto come professionista al quale rivolgersi quando qualcosa non funziona, ma come figura capace di accompagnare un altro essere umano nella comprensione di ciò che sta vivendo.
Perché, prima ancora di avere bisogno di risposte, spesso abbiamo bisogno di qualcuno che sappia ascoltarci senza giudicarci.
Il disagio che non si vede
Ci sono persone che ogni mattina si alzano, vanno al lavoro, si occupano della famiglia e continuano a svolgere normalmente i propri compiti. Apparentemente stanno bene. Ma dentro portano preoccupazioni, paure, delusioni e sofferenze che nessuno riesce a vedere.
C'è chi ha perso il lavoro, chi non riesce ad arrivare a fine mese, chi vive il peso dei debiti, chi affronta una separazione, chi ha paura di non essere abbastanza e chi semplicemente non trova più un motivo per sentirsi sereno.
Non tutte le sofferenze fanno rumore. Alcune si nascondono dietro un sorriso, altre diventano silenzio, irritabilità, insonnia o distanza dagli altri.
Abbiamo imparato a riconoscere i problemi quando diventano evidenti, ma facciamo ancora fatica a riconoscere il dolore quando è silenzioso.
Lo psicologo può aiutare proprio in questo: dare spazio a ciò che non riusciamo a esprimere, comprendere le emozioni e restituire alla persona la possibilità di guardare la propria situazione con maggiore lucidità.
Non dobbiamo vergognarci di stare male
Esiste ancora un pregiudizio difficile da superare: l'idea che rivolgersi a uno psicologo significhi essere deboli, incapaci o malati.
È una convinzione che dovremmo abbandonare.
Nessuno si vergogna di rivolgersi a un medico quando ha un problema fisico. Eppure, quando la sofferenza riguarda la mente e le emozioni, molte persone preferiscono nascondersi, sopportare e fingere che tutto vada bene.
Ma quanto costa, nel tempo, fingere di stare bene?
Quanto costa non parlare delle proprie paure, reprimere la rabbia, vivere nell'ansia e convincersi di dover affrontare tutto da soli?
Chiedere aiuto non significa arrendersi. Significa riconoscere il proprio bisogno di stare meglio e decidere di occuparsi di sé.
Una società che ha bisogno di ritrovare l'ascolto
Forse uno dei problemi più grandi del nostro tempo è che abbiamo imparato a parlare molto, ma non necessariamente ad ascoltare.
Nelle relazioni personali, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e persino nelle amicizie, spesso prevalgono il giudizio, la fretta e la necessità di avere ragione.
Ci fermiamo poco a domandarci cosa stia realmente vivendo l'altra persona.
Anche i social network hanno modificato il nostro modo di percepire noi stessi e gli altri. Mostriamo successi, bellezza, felicità e momenti perfetti, mentre nascondiamo fragilità e insicurezze. Così rischiamo di costruire una realtà nella quale tutti sembrano felici, tranne noi.
Ma l'essere umano non è una fotografia, non è un risultato professionale e non è il numero di apprezzamenti ricevuti.
È una storia fatta di esperienze, contraddizioni, errori, desideri e bisogni.
Lo psicologo aiuta a recuperare questa dimensione umana, ricordandoci che dietro ogni comportamento esiste una persona e che comprendere non significa necessariamente giustificare, ma imparare a guardare oltre le apparenze.
Quando le difficoltà economiche diventano ferite interiori
C'è un aspetto della sofferenza contemporanea che merita particolare attenzione: il rapporto tra problemi economici e dignità personale.
Un debito, la perdita del lavoro o l'impossibilità di sostenere la propria famiglia possono trasformarsi in un peso psicologico enorme.
La persona non vive soltanto una difficoltà finanziaria. Può sentirsi fallita, inadeguata, giudicata e privata della propria dignità.
Talvolta smette di frequentare gli amici, evita i familiari, non risponde al telefono e si chiude progressivamente in se stessa.
È importante comprendere che dietro una situazione economica difficile non c'è soltanto una posizione debitoria, ma una persona con una storia, degli affetti, delle responsabilità e una vita che merita rispetto.
La psicologia deve contribuire a riportare l'essere umano al centro, senza ridurlo ai suoi errori o alle sue difficoltà.
Il valore umano della professione psicologica
Essere psicologi significa possedere competenze professionali, ma anche assumersi la responsabilità di entrare, con rispetto e preparazione, nella complessità della vita altrui.
Non significa avere una soluzione per ogni problema, né promettere che tutto andrà bene.
Significa saper ascoltare, comprendere, individuare le risorse della persona e accompagnarla in un percorso di consapevolezza e cambiamento.
Significa anche riconoscere che ogni individuo è diverso e che non esistono sofferenze di serie A e sofferenze di serie B.
Un giovane che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo, un genitore schiacciato dalle responsabilità, un anziano che vive la solitudine e una persona travolta dai problemi economici hanno tutti diritto alla stessa attenzione e allo stesso rispetto.
La psicologia, quando esercitata con serietà e sensibilità, diventa un servizio alla persona e alla società.
Abbiamo bisogno di tornare a essere umani
Forse la vera emergenza dei nostri tempi non è soltanto quella economica, tecnologica o sociale. È anche una crisi di attenzione verso l'essere umano.
Dovremmo imparare nuovamente a guardarci negli occhi, ad ascoltare senza interrompere, a non giudicare immediatamente e a riconoscere che nessuno è invulnerabile.
Non possiamo pretendere che le persone siano sempre forti, efficienti, produttive e sorridenti.
Abbiamo diritto alla stanchezza, alla paura, ai momenti di difficoltà e alla possibilità di chiedere aiuto.
Lo psicologo rappresenta una delle figure professionali che possono contribuire a recuperare questo equilibrio, offrendo uno spazio nel quale la persona non deve dimostrare nulla, ma può finalmente raccontarsi.
La vera forza non consiste nel non cadere mai, ma nel trovare il coraggio di riconoscere quando abbiamo bisogno di una mano.
E forse è proprio questo il messaggio più importante che dovremmo trasmettere oggi: prima di essere lavoratori, consumatori, debitori, imprenditori, genitori o cittadini, siamo esseri umani.
E come tali meritiamo ascolto, rispetto e dignità.
Perché una società che non si prende cura della sofferenza delle persone può anche diventare tecnologicamente avanzata, economicamente competitiva e apparentemente moderna, ma rischia di perdere la cosa più importante: la propria umanità.