APPROFONDIMENTI Trump ha scoperto che l'America non è sua. Ma il vero pericolo comincia adesso!
di Angioletta MassiminoC'è qualcosa di più significativo della sconfitta elettorale di Donald Trump nelle elezioni di midterm americane
Trump ha scoperto che l'America non è sua. Ma il vero pericolo comincia adesso!
C'è qualcosa di più significativo della sconfitta elettorale di Donald Trump
nelle elezioni di midterm americane. Ed è il messaggio che gli elettori gli
hanno consegnato: un Presidente può avere la Casa Bianca, un Partito fedele e
una straordinaria capacità di condizionare la politica, ma non possiede il
Paese.
di Angioletta Massimino
Trump aveva trasformato queste elezioni in una prova di forza personale. E
proprio qui sta il suo errore: ha finito per identificare il consenso verso di
sé con il consenso verso l'America.
Gli americani non hanno necessariamente scelto i Democratici perché ne
condividono ogni idea. Hanno scelto anche di mettere un freno. Il costo della
vita, i dazi, le tensioni internazionali e la sensazione di un Paese sempre più
diviso hanno presentato il conto.
Ma c'è un aspetto che rischia di passare in secondo piano: le guerre.
Il sostegno di Trump a Israele, il rapporto con Netanyahu e il confronto
militare con l'Iran hanno contribuito a portare il Medio Oriente in una
situazione estremamente pericolosa. Le operazioni militari e le loro conseguenze
non riguardano soltanto Washington e Teheran: coinvolgono popolazioni civili,
equilibri regionali, rotte energetiche e sicurezza internazionale.
E mentre gli americani votavano, si parlava già della possibilità di nuovi
attacchi contro l'Iran. Una prospettiva che rende ancora più inquietante il
momento politico che gli Stati Uniti stanno attraversando.
Perché Trump può perdere il consenso parlamentare, vedere il Congresso passare
all'opposizione e subire una pesante bocciatura elettorale, ma resta il
Presidente e conserva strumenti militari e diplomatici capaci di condizionare la
vita di milioni di persone.
Non abbiamo prove che possa decidere di intensificare una guerra per vendicarsi
della sconfitta elettorale. Sarebbe un'affermazione gravissima. Ma il rischio di
nuove escalation esiste indipendentemente dalle elezioni, e non può essere
ignorato.
È qui che si apre la vera partita!
Un Presidente che perde sostegno in patria può ancora esercitare un'enorme
influenza all'estero. Può ricorrere ai poteri esecutivi, intervenire sulla
politica internazionale e trasformare ogni confronto con il Congresso in uno
scontro istituzionale.
La domanda non è soltanto se Trump accetterà di aver perso il controllo
politico. È se saprà distinguere i propri interessi personali e la propria
ambizione politica dalla responsabilità di governare una delle maggiori potenze
militari del pianeta.
C'è poi un'altra questione: queste elezioni hanno mostrato che il movimento
costruito intorno a un uomo non è necessariamente invincibile. La fedeltà
personale, quando diventa l'unico criterio per scegliere chi governa, può
trasformarsi in una debolezza. E il Partito Repubblicano dovrà prima o poi fare
i conti con il proprio futuro oltre Trump.
L'Europa dovrebbe osservare tutto questo con particolare attenzione. Perché un
Trump politicamente indebolito in casa non significa necessariamente un Trump
meno imprevedibile fuori dai confini americani.
La democrazia americana ha dimostrato di avere ancora strumenti per porre limiti
al potere presidenziale. Ma il resto del mondo non dispone dello stesso
strumento: non può votare per fermare le decisioni di Washington.
La vera notizia non è soltanto che Trump abbia perso il controllo del Congresso.
È che qualcuno gli abbia ricordato che l'America non è sua. Il problema è che le
conseguenze delle sue prossime decisioni potrebbero ricadere anche su chi non ha
mai avuto la possibilità di scegliere il proprio Presidente.