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Diapositiva1 ECONOMIA

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di Daniel Keller

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DK Daniel Keller 31 ottobre 2026 alle ore 08:29

“Strozzinello”, la rabbia dei debitori può diventare una nuova forza popolare

Dignità, ascolto e trasparenza nei rapporti con le banche: la provocazione del Prof. Gilberto Di Benedetto apre una riflessione sul disagio delle famiglie e sulla rappresentanza politica.

di Daniel Keller

C’è un’Italia che affronta ogni scadenza con il fiato sospeso. Famiglie alle prese con rate diventate insostenibili, commercianti in difficoltà, piccoli imprenditori che temono di perdere quanto hanno costruito. Persone diverse, accomunate da una sensazione: essere considerate una pratica da chiudere, anziché cittadini da ascoltare.

Da questo disagio prende forma “Strozzinello”, il pupazzo grottesco attraverso il quale Gilberto Di Benedetto, psicologo, psicoterapeuta e artista, propone una riflessione sul rapporto tra debito, dignità e potere finanziario. Una provocazione accompagnata da un messaggio preciso: «Pungi il pupazzo, non le persone».

Il tema supera l’opera artistica e pone una domanda alla politica: chi rappresenta chi si sente schiacciato dai debiti?

Professore, perché dare un volto alla rabbia dei debitori?

«Perché dietro una posizione debitoria esiste una storia umana. Ci sono il lavoro, le responsabilità familiari, i sacrifici e la paura del futuro. Strozzinello vuole rendere visibile questa dimensione, troppo spesso trascurata quando il rapporto tra persone e istituti finanziari si riduce a cifre, solleciti e scadenze»

Il pupazzo trafitto da spilloni è un’immagine forte. Qual è il confine tra provocazione e aggressività?

«Il confine è nel messaggio: “Pungi il pupazzo, non le persone”. È una rappresentazione simbolica, non un invito a colpire qualcuno. La protesta deve trovare forme di espressione che escludano minacce e violenza. L’opera vuole aprire una discussione; non va presentata come una terapia né come una soluzione ai problemi economici»

Nel suo ragionamento ricorre il debito percepito come ingiusto. Che cosa intende?

«Occorre distinguere la percezione personale dalla verifica dei fatti. Una persona può sentirsi schiacciata da una richiesta senza avere gli strumenti per comprenderla o contestarla. Per stabilire se una somma sia effettivamente dovuta servono documenti, controlli e competenze adeguate. Ma ascoltare quella persona e spiegarle con chiarezza la situazione è già una responsabilità importante»

Significa mettere in discussione il dovere di restituire quanto ricevuto?

«No. Significa chiedere che responsabilità e trasparenza valgano per tutti. Il cittadino deve poter comprendere quanto gli viene richiesto, da dove deriva la somma e quali possibilità concrete abbia di affrontare la difficoltà. Riconoscere un obbligo non significa rinunciare alla propria dignità o alla possibilità di far verificare una pretesa»

Questo disagio potrebbe diventare una nuova forza popolare?

«Potrebbe diventare una domanda organizzata di partecipazione. Ma sarebbe sbagliato confondere tutte le persone indebitate con un unico blocco elettorale: le situazioni e le convinzioni sono diverse. Una proposta credibile dovrebbe partire dai bisogni comuni e tradurli in obiettivi realistici. La rabbia, da sola, non costruisce un programma»

Quali obiettivi dovrebbero venire prima?

«Maggiore comprensibilità delle condizioni del credito, trasparenza nelle richieste di pagamento, ascolto delle famiglie in difficoltà e attenzione alle piccole attività produttive. Servono interlocutori accessibili e percorsi sostenibili. Promettere che ogni debito possa scomparire significherebbe creare nuove illusioni»

Lei richiama anche il ruolo delle banche popolari e del credito cooperativo. Perché?

«Per il valore della prossimità. Una banca radicata nel territorio può conoscere meglio la realtà di una famiglia, di un artigiano o di un’impresa. Naturalmente, il nome o la forma dell’istituto non bastano: contano le scelte concrete, la qualità dei rapporti e la responsabilità nella concessione del credito»

Una battaglia contro le banche?

«Una discussione sulle loro responsabilità e sul loro ruolo sociale. Non una guerra contro i dipendenti bancari, né una condanna indistinta del sistema. La critica diventa utile quando individua problemi precisi e propone cambiamenti verificabili»

Quale messaggio vorrebbe lasciare a chi oggi si sente senza via d’uscita?

«“L’uomo non è il suo debito”. Una difficoltà economica non esaurisce il valore di una persona. Chiedere aiuto, cercare chiarimenti e affrontare la situazione con strumenti adeguati deve essere possibile senza vergogna»

La provocazione di Strozzinello lascia dunque una questione aperta. La politica saprà ascoltare questo disagio prima che diventi soltanto sfiducia? Dare rappresentanza alle persone in difficoltà richiede più di uno slogan: occorrono proposte credibili, responsabilità e rispetto.

La forza popolare evocata dal titolo comincia qui: nella capacità di trasformare una sofferenza privata in una richiesta pubblica di dignità, senza alimentare odio e senza vendere illusioni.

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