APPROFONDIMENTI L'UOMO È PROGRAMMABILE?
a cura di Redazione SRNI neuroni specchio, il conformismo, la manipolazione e gli individui che sfuggono agli automatismi sociali
C'è una domanda fondamentale per comprendere il comportamento umano: quanto siamo realmente liberi nelle nostre decisioni e quanto, invece, siamo il risultato di condizionamenti che abbiamo progressivamente interiorizzato senza rendercene conto?
È una questione che merita di essere affrontata non soltanto sul piano filosofico, ma soprattutto attraverso la psicologia, le neuroscienze e lo studio dei processi di apprendimento sociale.
La riflessione parte da un presupposto: l'essere umano è biologicamente predisposto a imparare dagli altri, a imitarne i comportamenti e ad adattarsi all'ambiente nel quale vive. Questa capacità rappresenta una straordinaria risorsa evolutiva, ma può trasformarsi anche in un punto di vulnerabilità.
L'uomo, infatti, non costruisce autonomamente ogni propria esperienza. Gran parte di ciò che pensa, riconosce come normale e riproduce nel quotidiano deriva dall'osservazione, dall'educazione, dall'ambiente familiare e dalle dinamiche sociali.
È proprio in questo spazio che si inserisce il problema della manipolazione.
Il cervello impara anche attraverso gli altri
La scoperta dei neuroni specchio, avvenuta attraverso gli studi di Giacomo Rizzolatti e dei suoi collaboratori, ha aperto una prospettiva importante sul rapporto tra percezione e azione.
Alcune popolazioni neuronali si attivano sia quando un individuo compie determinate azioni sia quando osserva altri compierle. Nell'essere umano, i sistemi di rispecchiamento partecipano a processi più ampi di elaborazione delle azioni e di apprendimento sociale.
Non si afferma che i neuroni specchio siano responsabili di ogni comportamento imitativo, né che costituiscano un sistema di programmazione neurologica. Sarebbe una semplificazione scientificamente scorretta.
Interessa, piuttosto, la conseguenza psicologica di questa predisposizione: siamo continuamente esposti a modelli che possiamo apprendere, assimilare e riprodurre.
Il bambino impara osservando gli adulti; l'adulto continua ad apprendere attraverso il gruppo, le relazioni, le figure di riferimento e i modelli culturali.
In determinate condizioni, ciò che inizialmente viene appreso attraverso l'osservazione può diventare un automatismo. E un automatismo, quando non viene riconosciuto, può essere scambiato per una scelta personale.
La manipolazione più efficace è quella che non viene percepita
Quando si parla di programmazione sociale non si intende un controllo diretto del cervello, ma un processo attraverso il quale l'ambiente può orientare convinzioni, aspettative e comportamenti.
La ripetizione di un messaggio, la pressione della maggioranza, il bisogno di essere accettati e la paura di essere esclusi possono incidere profondamente sulle decisioni individuali.
Gli esperimenti di Solomon Asch sul conformismo hanno dimostrato quanto possa essere significativa l'influenza della maggioranza persino quando l'individuo si trova davanti a una realtà percettivamente evidente.
Albert Bandura, attraverso la teoria dell'apprendimento sociale, ha mostrato quanto l'osservazione dei modelli possa contribuire all'acquisizione dei comportamenti.
Questi studi ci aiutano a comprendere una circostanza particolarmente importante: non sempre una persona agisce perché ha autonomamente elaborato una convinzione. Talvolta agisce perché quella convinzione è diventata familiare, socialmente condivisa e apparentemente indiscutibile.
La manipolazione, quindi, non ha necessariamente bisogno di ordini o imposizioni. Può svilupparsi attraverso la costruzione di un ambiente nel quale alcune idee vengono continuamente confermate e altre progressivamente marginalizzate.
L'attaccabilità psicologica: una chiave per comprendere la vulnerabilità umana
È proprio da queste considerazioni che nasce il concetto sul quale sviluppare una specifica riflessione: l'attaccabilità psicologica.
Con questo termine la suscettibilità di un individuo può subire influenze esterne capaci di orientarne il comportamento, le emozioni e i processi decisionali.
Non si può considerare l'attaccabilità una diagnosi o una caratteristica immutabile della personalità. Si può considerare un fenomeno multidimensionale, che varia in relazione alla persona e alle circostanze.
E' utile distinguere cinque componenti:
- Attaccabilità imitativa: la tendenza ad assimilare e riprodurre comportamenti osservati.
- Attaccabilità normativa: il condizionamento esercitato dal gruppo e dal bisogno di appartenenza.
- Attaccabilità emotiva: la vulnerabilità alle pressioni esercitate dalla paura, dall'incertezza e dal bisogno di rassicurazione.
- Attaccabilità cognitiva: la difficoltà nel verificare autonomamente informazioni e convinzioni.
- Attaccabilità relazionale: la dipendenza dall'approvazione e dal riconoscimento di figure significative.
Questi aspetti possono interagire. Una persona può essere molto autonoma professionalmente e, nello stesso tempo, particolarmente vulnerabile in una relazione affettiva o in un contesto caratterizzato da forte pressione emotiva.
Per questo motivo non é corretto dividere rigidamente l'umanità tra persone manipolabili e persone immuni dalla manipolazione. Si ritiene più interessante comprendere quali condizioni rendano ciascun individuo maggiormente attaccabile.
Gli individui alfa: quelli che interrompono il modello
C'è poi un'altra questione che considero particolarmente interessante.
Se l'essere umano è predisposto all'imitazione e al conformismo, che cosa accade a coloro che non si adeguano facilmente ai modelli dominanti?
Nella riflessione si utilizza l'espressione individui alfa per descrivere, sul piano teorico, soggetti caratterizzati da una maggiore autonomia di giudizio e da una minore dipendenza dall'approvazione sociale.
Non si può affermare che queste persone possiedano una particolare struttura neurologica o siano prive dei meccanismi biologici dell'imitazione. Non esistono evidenze scientifiche che consentano una simile conclusione.
Mi riferisco a un diverso modo di rapportarsi all'influenza esterna.
L'individuo alfa, nella definizione, è colui che può osservare senza necessariamente imitare, ascoltare senza aderire automaticamente e ricevere informazioni senza trasformarle immediatamente in convinzioni.
È una persona che riesce a tollerare il dissenso, a mettere in discussione l'autorità e a mantenere una propria posizione anche quando questa non coincide con quella della maggioranza.
In una società che tende a premiare la conformità e la riproduzione dei modelli, questi individui possono rappresentare elementi di discontinuità.
Si definiscono, metaforicamente, degli incidenti di percorso del sistema conformistico.
Non perché siano superiori agli altri, ma perché introducono una variabile difficile da ricondurre alla semplice ripetizione dei comportamenti collettivi.
Naturalmente, essere anticonformisti non significa necessariamente essere autonomi. Anche il rifiuto sistematico delle idee altrui può diventare un automatismo. La vera indipendenza consiste nella capacità di valutare e, quando necessario, cambiare posizione.
La ripetizione può trasformare la familiarità in verità
Un altro fenomeno merita attenzione: la ripetizione delle informazioni.
La ricerca psicologica ha documentato il cosiddetto illusory truth effect, secondo il quale un'affermazione ripetuta può essere percepita come più attendibile proprio perché diventa familiare.
Il cervello può utilizzare la facilità con cui elabora un'informazione come uno degli indizi della sua veridicità.
È un meccanismo particolarmente rilevante nell'epoca della comunicazione permanente, dei social network e della circolazione continua delle informazioni.
Una notizia ripetuta molte volte non diventa necessariamente vera. Tuttavia, può diventare familiare al punto da essere accettata senza un'adeguata verifica.
Gli studi di Ecker e collaboratori sulla disinformazione hanno inoltre mostrato quanto sia difficile correggere alcune convinzioni anche dopo aver fornito informazioni che ne dimostrano l'inesattezza.
Questo ci ricorda che la manipolazione non riguarda soltanto ciò che una persona crede, ma anche il modo in cui costruisce, conserva e modifica le proprie convinzioni.
La libertà comincia quando riconosciamo i nostri automatismi
Non possiamo pensare che l'essere umano possa liberarsi completamente dall'influenza sociale. Sarebbe impossibile e, probabilmente, neppure desiderabile.
Siamo esseri relazionali. Impariamo dagli altri e attraverso gli altri. Il problema nasce quando perdiamo la capacità di riconoscere quanto le nostre decisioni siano condizionate da ciò che abbiamo assimilato.
Per questo la consapevolezza é uno dei principali strumenti di difesa.
Dobbiamo imparare a domandarci da dove provengano le nostre convinzioni, perché sosteniamo determinate idee e quanto le nostre decisioni siano realmente il risultato di una valutazione personale.
La libertà cognitiva non consiste nel rifiutare ogni influenza, ma nel poterla riconoscere, esaminare e governare.
È questa la differenza fondamentale tra la semplice riproduzione di un modello e la capacità di elaborarlo autonomamente.
Una nuova prospettiva di ricerca
La proposta è: sviluppare una riflessione scientifica sulla neuropsicofisiologia dell'attaccabilità umana, mettendo in relazione apprendimento imitativo, conformismo, condizionamento emotivo, automatismi decisionali e autonomia cognitiva.
L'attaccabilità psicologica e la categoria teorica degli individui alfa sono concetti che ritengo meritevoli di approfondimento e di una futura validazione sperimentale.
Non dobbiamo sostenere che esistano uomini completamente programmabili e altri completamente immuni. Si vuole porre una domanda più importante: quali sono i meccanismi che permettono a un individuo di conservare la propria autonomia quando l'ambiente esercita una pressione continua sulle sue decisioni?
La convinzione è che il vero problema non sia la capacità umana di imitare, ma la perdita della consapevolezza di ciò che si sta imitando.
L'uomo non è necessariamente prigioniero dei propri condizionamenti. Potrebbe diventarlo quando smette di riconoscerli.
Ed è proprio nella capacità di interrompere gli automatismi, verificare le convinzioni e scegliere consapevolmente il significato più profondo della libertà cognitiva.