Italia · Svizzera · Mondo Giovedì 5 novembre 2026
Testata periodica online ai sensi dell’art. 3-bis del D.L. 63/2012, convertito in legge 103/2012
PRESS AGENCY — SOS REPORTAGE NEWS. Critica giornalistica online
Direttore responsabile: Vincenzo Amore
ULTIME NEWS
Diapositiva1 POLITICA

.

di Angioletta Massimino

.

AM Angioletta Massimino 2 novembre 2026 alle ore 09:30

Se la scuola costruisce il futuro di un paese, perché proprio lì si cerca di risparmiare?

C'è una domanda che dovremmo porci davanti alle scelte contenute nella nuova
manovra finanziaria: se la scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro di un Paese, perché proprio lì si cerca di risparmiare?

di Angioletta Massimino

La domanda è ancora più urgente se guardiamo a quello che sta accadendo nelle
piazze italiane, dove gli studenti manifestano per chiedere più risorse per
l'istruzione, università accessibili a tutti, borse di studio, servizi e
maggiori opportunità. Chiedono che il diritto allo studio non dipenda dalle
condizioni economiche delle famiglie e che la scuola pubblica torni a essere una
reale occasione di crescita e uguaglianza.

E quale risposta arriva dalla nuova manovra del Governo Meloni? Una riduzione di
quasi settemila posti nella scuola italiana a partire dall'anno scolastico
2027/2028: 4.925 docenti e 2.049 unità di personale ATA, con un risparmio
previsto di 251,7 milioni di euro all'anno dal 2028.

I tagli ai docenti non riguardano soltanto gli insegnanti di sostegno, ma
l'intero organico dell'autonomia, che comprende docenti su posto comune,
insegnanti di sostegno e personale destinato al potenziamento dell'offerta
formativa. Non è ancora specificata la distribuzione delle riduzioni tra queste
categorie.

E non si tratta di un intervento isolato: sommando i tagli già programmati con
la precedente legge di Bilancio, si arriva a 14.808 posti in meno nell'arco di
tre anni scolastici.

Dietro questi numeri ci sono persone e servizi indispensabili: insegnanti che
seguono gli studenti, docenti di sostegno che garantiscono inclusione,
collaboratori scolastici che assicurano vigilanza e assistenza, assistenti
amministrativi e tecnici senza i quali le scuole non potrebbero funzionare
regolarmente.

Come si può chiedere alla scuola di combattere la dispersione scolastica,
contrastare le disuguaglianze e garantire attenzione agli studenti più fragili,
mentre si riducono le risorse umane necessarie per farlo?

Si dirà che gli studenti diminuiscono e che bisogna adeguare gli organici al
calo demografico. Ma perché non trasformare questa diminuzione in un'opportunità
per avere classi meno numerose, più tempo da dedicare a ciascun ragazzo e
maggiori possibilità di recuperare le difficoltà? Perché scegliere invece la
riduzione del personale?

La questione riguarda anche le università, dove i giovani chiedono borse di
studio adeguate, alloggi sostenibili e un sistema che permetta a tutti di
proseguire gli studi, indipendentemente dal reddito familiare. Non basta
proclamare il diritto all'istruzione se poi, nella realtà, le condizioni
economiche impediscono a tanti ragazzi di esercitarlo.

Non possiamo considerare tutto questo una semplice questione di contabilità
pubblica. È una questione di priorità e di visione del futuro. Naturalmente le
risorse dello Stato non sono illimitate, ma proprio per questo bisognerebbe
domandarsi su quali settori non sia possibile risparmiare. E l'istruzione
dovrebbe essere uno di questi.

Una scuola pubblica forte è uno dei principali strumenti di uguaglianza sociale:
permette ai ragazzi di sviluppare conoscenze, pensiero critico e consapevolezza,
offrendo loro la possibilità di costruirsi un futuro senza essere condizionati
esclusivamente dalle proprie origini familiari.

C'è una frase di Gabriella Giudici, spesso erroneamente attribuita a Italo
Calvino, che esprime con particolare efficacia questa riflessione:
«Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le
risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è
già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere».

Gli studenti che oggi riempiono le piazze non stanno chiedendo un favore. Stanno
rivendicando un diritto e ricordando alle Istituzioni che il futuro non può
essere costruito risparmiando proprio sulle generazioni che dovranno ereditarlo.

Perché il costo più alto, per una società, non è investire nella scuola. È
rinunciare a farlo!


CONDIVIDI

LA NEWSLETTER DI SOS REPORTAGE NEWS

Le notizie che contano, direttamente nella tua email

Arriva ogni lunedì. Gratis, e ti disiscrivi con un clic da ogni email.

← Torna alla home