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GARLASCO. UNA STORIA INFINITA

a cura di Redazione SRN

Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, ha duramente criticato l'opinionista Grazia Longo durante la trasmissione di Giletti, definendo "gravissimo" il suo intervento.

RS Redazione SRN 27 ottobre 2026 alle ore 12:28

GARLASCO. UNA STORIA INFINITA

Garlasco, una condanna definitiva e una nuova accusa: la giustizia deve rispondere ai dubbi senza trasformarli in altre sentenze anticipate.

Editoriale di Vincenzo Amore

In questa dolorosa storia, che sembra non trovare mai una conclusione, una domanda continua a interrogarmi: perché Alberto Stasi continua a scontare una condanna per l’omicidio di Chiara Poggi mentre una nuova indagine attribuisce quel delitto a un’altra persona?

È una domanda comprensibile, che merita una risposta precisa. Non basta invocare il rispetto delle sentenze, ma nemmeno proclamare che tutto ciò che è stato deciso sia ormai cancellato. Tra questi due estremi ci sono gli atti, le prove, le garanzie e, soprattutto, le persone.

Al centro rimane Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Una giovane donna la cui vita non può essere ridotta a un fascicolo, né a un argomento da dibattito televisivo.

Una condanna non scompare con una nuova indagine

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione. La nuova inchiesta su Andrea Sempio non annulla automaticamente quella decisione: per modificarla occorre un autonomo percorso giudiziario. Le cronache più recenti descrivono infatti due sviluppi distinti: il procedimento relativo a Sempio e la preparazione della richiesta di revisione da parte della difesa di Stasi.

Questo chiarisce il meccanismo giuridico, ma non esaurisce la domanda civile. Se emergono elementi capaci di mettere seriamente in discussione una condanna, con quale tempestività devono essere esaminati? Quanto tempo può trascorrere prima che il dubbio trovi una risposta motivata?

La mia riflessione parte da qui: il rispetto della giustizia comprende anche la richiesta che sappia verificare i propri possibili errori.

Sempio ha diritto a difendersi. Stasi a far valutare gli elementi nuovi

Non è corretto presentare Stasi e Sempio come due semplici indagati nella stessa situazione. Sul primo pesa una condanna definitiva; nei confronti del secondo le nuove accuse devono essere vagliate secondo le garanzie del procedimento penale.

L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che la responsabilità penale è personale e che l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Questo principio impedisce di trasformare Sempio nel colpevole necessario per sostenere l’innocenza di Stasi.

Allo stesso tempo, una condanna irrevocabile non rende inutili le prove che dovessero emergere successivamente. L’articolo 630 del codice di procedura penale consente, nei casi previsti, la revisione quando nuove prove, da sole o insieme a quelle già valutate, dimostrino che il condannato deve essere prosciolto. Non basta quindi proporre una lettura alternativa: occorrono elementi con una concreta capacità di incidere sul giudizio.

Esiste anche uno strumento che riguarda l’esecuzione della pena: nell’ambito della revisione, l’articolo 635 permette alla Corte d’appello di disporne la sospensione. È una decisione del giudice, non un effetto automatico dell’apertura di un’indagine su un’altra persona.

Le prove devono reggere anche alle obiezioni

Nel caso di Garlasco si torna a discutere di tracce biologiche, impronte e ricostruzioni della scena. La difesa di Sempio ha presentato cinque consulenze per contestare gli elementi dell’accusa: un passaggio che ricorda quanto il confronto tecnico sia ancora centrale.

Una traccia, però, deve essere interpretata nel proprio contesto. Bisogna interrogarsi sulla sua raccolta, sulla conservazione, sull’attendibilità delle analisi e su ciò che consente realmente di concludere. Una compatibilità non risponde necessariamente a tutte le domande su quando e come quella traccia sia stata lasciata.

Anche gli eventuali errori investigativi devono essere individuati e dimostrati. Se accertati, meritano spiegazioni e le conseguenze previste dalla legge. Non autorizzano, da soli, ad attribuire malafede a chiunque abbia lavorato sul caso.

La mia richiesta: rigore, tempi ragionevoli e responsabilità

Non intendo sostituirmi ai giudici. Intendo chiedere che ogni elemento favorevole o contrario alle persone coinvolte venga esaminato con la stessa serietà.

Mi preoccupa una giustizia che possa impiegare anni a correggere un errore. Mi preoccupa anche un’opinione pubblica pronta a cambiare colpevole seguendo l’ultima indiscrezione. In entrambi i casi, il rischio è perdere di vista il valore delle prove e la dignità delle persone.

Alla famiglia di Chiara dobbiamo rispetto. A chi è accusato dobbiamo un processo equo. A chi sconta una condanna dobbiamo la possibilità effettiva di far valutare elementi nuovi, quando esistono.

La forza della giustizia si misura anche nella capacità di riesaminare le proprie conclusioni. Senza difendere un errore, se dimostrato. Senza inventarne uno per soddisfare il clamore.

Garlasco merita risposte fondate e comprensibili. Chiara Poggi le merita prima di tutti.

Poi, la Magistratua ha i mezzi per indagare, la difesa no, deve pagare fior di soldi per esercitare quello che, in teoria, dovrebbe fare lo Stato. “Pari tra pari”. Ma, non è così.

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