CRONACA Greenpeace contro il data center americano in Svizzera
Askanews a cura di Redazione SRNGreenpeace ha protestato contro un data center in Svizzera, denunciando il consumo di risorse e chiedendo una moratoria sui nuovi impianti.
Attivisti di Greenpeace hanno srotolato un enorme striscione a Beringen, nel nord-est della Svizzera, nei pressi del cantiere di un data center. L'azione è stata rivolta contro l'azienda statunitense Stack Infrastructure, costruttrice dell'impianto.
Lo striscione recitava: “Le Big Tech ci succhiano acqua, elettricità e dati”, accompagnato da un'immagine che raffigurava Elon Musk e Jeff Bezos mentre ingoiavano cavi. L'organizzazione non governativa ambientalista ha voluto così denunciare il controllo esercitato dai colossi tecnologici sulle risorse idriche ed elettriche, sottolineando l'impatto ambientale di queste infrastrutture.
Greenpeace ha chiesto una regolamentazione a livello internazionale per limitare l'impatto di queste strutture, oltre a una moratoria immediata sulla costruzione di nuovi grandi data center. L'ONG ha inoltre annunciato che seguiranno altre azioni coordinate in tutta Europa per portare avanti la sua campagna di sensibilizzazione e pressione sulle istituzioni e sulle aziende.
L'intervento di Greenpeace si inserisce in un contesto svizzero già attento alle tematiche ambientali, come dimostrato anche dalle preoccupazioni legate allo scioglimento del permafrost che sta mettendo a rischio i rifugi alpini, una problematica che SOS REPORTAGE NEWS ha già trattato in un articolo del 25 ottobre 2026: Permafrost in scioglimento: i rifugi alpini svizzeri costretti a traslocare.
Le richieste di Greenpeace
La protesta di Beringen, in Svizzera, evidenzia le preoccupazioni di Greenpeace riguardo al consumo massiccio di risorse da parte dei data center. L'organizzazione sottolinea come queste infrastrutture, essenziali per il funzionamento dei servizi digitali globali, richiedano ingenti quantità di energia elettrica e acqua per il loro raffreddamento, contribuendo così al depauperamento delle risorse naturali e all'aumento delle emissioni di carbonio.
Le richieste di Greenpeace mirano a un cambiamento radicale nelle politiche di sviluppo tecnologico, promuovendo soluzioni più sostenibili e una maggiore trasparenza da parte delle aziende del settore. La moratoria sui grandi data center è vista come un passo necessario per permettere una riflessione approfondita e l'implementazione di normative che garantiscano un equilibrio tra progresso tecnologico e rispetto dell'ambiente.
Per ulteriori informazioni sull'evento, si fa riferimento all'azione di Greenpeace avvenuta il 6 novembre 2026 a Beringen, in Svizzera, presso il cantiere del data center di Stack Infrastructure.