APPROFONDIMENTI Il Porno in strada
di Gilberto Di Benedettodopo la Legge Merlin del 1958, il caos
Il Porno in strada
Dopo la Legge Merlin del 1958, il caos
UNIVERSITY – È TEMPO DI DARE DIGNITÀ ALLA FORMAZIONE
Una proposta di portata nazionale per superare l'ipocrisia, tutelare le persone e costruire una nuova cultura della responsabilità.
di Gilberto Di Benedetto, psicologo, psicoterapeuta
Per troppo tempo abbiamo preferito non vedere. La prostituzione esiste da sempre, attraversa la storia delle civiltà, delle religioni, delle istituzioni e delle nostre città. Eppure continuiamo a trattarla come una realtà da nascondere, anziché affrontarla con intelligenza, responsabilità e strumenti adeguati.
Io credo che sia arrivato il momento di cambiare prospettiva.
Non intendo proporre un'apologia della prostituzione, né ignorare i drammi dello sfruttamento, della tratta e della violenza. Al contrario: proprio perché conosco la complessità delle dinamiche umane, ritengo che non possiamo più confondere la tutela delle persone con il pregiudizio morale.
La storia della Chiesa, dell'Europa e delle istituzioni civili ci consegna una realtà sorprendente: uomini di ventura, condottieri, assassini, prostitute e potenti hanno attraversato gli stessi secoli, le stesse città e gli stessi luoghi. La società non è mai stata un mondo idealmente puro. È nata, si è organizzata e ha cercato un ordine dentro il caos delle passioni umane.
Anche Sant'Agostino, nel suo pensiero sulla convivenza con il male e sull'ordine sociale, offre spunti importanti per riflettere sulla tolleranza di fenomeni che non si possono cancellare semplicemente con una proibizione. La citazione latina che gli viene attribuita dovrà essere verificata nella sua esatta formulazione, ma il problema filosofico rimane attualissimo.
La domanda è semplice: vogliamo continuare a fingere che il fenomeno non esista oppure vogliamo finalmente occuparcene?
L'ATECO 2025: UN'OCCASIONE CHE NON POSSIAMO SPRECARE
C'è un elemento nuovo che rende questa riflessione particolarmente attuale. Dal 2025 è entrata in vigore la classificazione ATECO 2025, e il dibattito sulla classificazione delle attività legate ai servizi sessuali ha riportato al centro una questione che l'Italia non può più eludere.
È importante chiarire che una classificazione statistica o fiscale non equivale automaticamente alla legalizzazione di un'attività, al riconoscimento di una professione o all'istituzione di un'autorizzazione.
Ecco perché ritengo che dobbiamo aprire una nuova stagione di riflessione istituzionale.
Se lo Stato classifica un'attività economica, deve anche interrogarsi sulle condizioni nelle quali essa viene esercitata, sulle competenze necessarie, sulla sicurezza, sulla salute e sulla tutela delle persone.
Non possiamo limitarci alla classificazione fiscale e dimenticare la dimensione umana.
NASCE LA PROPOSTA OSA UNIVERSITY
È da questa considerazione che intendo porre le basi della OSA University: l'Accademia italiana per la formazione degli Operatori e delle Operatrici Sessuali Autorizzati.
OSA, Operatore Sessuale Autorizzato, è la denominazione che propongo per una nuova figura formativa e professionale, da sottoporre a un percorso di riconoscimento normativo.
Non sto sostenendo che basti un corso per ottenere un'autorizzazione all'esercizio. Sto proponendo di costruire un modello serio, scientifico e istituzionale che possa diventare oggetto di una proposta legislativa.
Un'estetista deve possedere una formazione specifica. Un acconciatore deve acquisire competenze professionali. Chi opera nella somministrazione alimentare deve conoscere norme igieniche e responsabilità. Perché non dovremmo affrontare con altrettanta serietà la formazione di chi esercita un'attività che coinvolge direttamente il corpo, la sessualità, la relazione e la salute?
La OSA University dovrà occuparsi di psicologia, educazione sessuale, prevenzione sanitaria, consenso, sicurezza, legislazione, fiscalità, autodeterminazione e contrasto allo sfruttamento.
Dovrà soprattutto distinguere con assoluta chiarezza il lavoro sessuale volontario dalla tratta, dalla coercizione e dalla violenza.
UNA QUESTIONE DI INTERESSE NAZIONALE
Si parla di centinaia di migliaia di persone coinvolte nel fenomeno. La stima di 500-600 mila operatori e operatrici, che ritengo meriti un'indagine nazionale approfondita, rende evidente la dimensione del problema.
Non possiamo continuare a lasciare queste persone senza un progetto culturale, preventivo e formativo.
Propongo quindi l'apertura di un tavolo di lavoro con Ministeri, Regioni, Comuni, università, professionisti della salute e associazioni, per elaborare un percorso che possa partire da una sperimentazione territoriale e arrivare a una proposta nazionale.
La formazione non deve essere uno strumento di controllo sulla persona, ma un mezzo per aumentarne la consapevolezza, l'autonomia e la protezione.
LA MIA PROPOSTA
Non voglio aspettare che siano altri a occuparsi di questa questione. Intendo contribuire direttamente alla costruzione di un progetto che affronti un problema sociale con strumenti scientifici, psicologici e istituzionali.
La OSA University nasce da una convinzione: una società matura non si riconosce da ciò che nasconde, ma dalla capacità di affrontare anche le sue realtà più controverse.
Non chiediamo alla società di cambiare giudizio morale sulla prostituzione. Chiediamo alle istituzioni di assumersi la responsabilità di affrontare il fenomeno.
È arrivato il momento di passare dall'ipocrisia alla conoscenza, dal pregiudizio alla formazione, dall'abbandono alla tutela.
UNA PROPOSTA ITALIANA, UNA SFIDA CULTURALE, UNA RESPONSABILITÀ NAZIONALE.